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Esperienze immersive e archivi anarchici in mostra a Milano

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Seduti su un tappeto tra la sabbia si può osservare la vita di Nouakchott scorrere intorno. La crescita e il cambiamento della capitale della Mauritania sono vertiginosi. Il cielo è di un azzurro pallido e l’aria è carica della polvere che arriva dal deserto del Sahara. Ad osservare i mutamenti del proprio paese, insieme agli spettatori, c’è Mohamed, un ex nomade che vive nella periferia della città, che è il protagonista dell’esperienza immersiva realizzata da Christian Vium e Med Lemine Rajel. Come le altre esperienze VR che è possibile vivere alla Fabbrica del Vapore (Milano), Tales of a Nomadic City racconta in modo semplice ed evocativo una realtà ai più sconosciuta: le mutazioni urbane in corso nel Sahel. Attraverso materiali d’archivio, found footage e suoni, l’opera racconta le tensioni che accompagnano i grandi cambiamenti sociali, svelando sensazioni e memorie che altrimenti rimarrebbero invisibili ai più.

Il progetto rientra all’interno della mostra Archivi anarchici: Politiche del display immersivo e immaginari del territorio, curata da Margherita Fontana e Valeria Polidoro. L’esposizione, aperta al pubblico durante l’edizione 2025 di Filmmaker Festival, fa parte della quarta edizione di Filmmaker Expanded 2025, una sezione speciale curata in collaborazione con XR Lab (Centro di Ricerca Coordinata sulle Realtà Estese) e AN‑ICON, ospitati dal Dipartimento di Filosofia “Piero Martinetti” dell’Università degli Studi di Milano.

Oltre a Mohamed, nei padiglioni del centro culturale è possibile anche incontrare le donne comunità beduine dei Territori Palestinesi Occupati in Remember This Place: 31°20’46”N 34°46’46”E di Patricia Echeverría Liras. L’esposizione è una riflessione sul concetto di casa che esplora ricordi, paesaggi e spazi casalinghi, e proposta al visitatore attraverso gli occhi e le parole delle artiste e attiviste del luogo incontrate dall’ideatrice della mostra. Lo spazio esplorato non corrisponde quindi ad un luogo preciso ma è funzionale per alimentare una riflessione sull’universale bisogno di “casa”.

La terza esperienza VR si focalizza invece sui minatori ed estrattori di uranio della Repubblica Democratica del Congo le cui esperienze vengono racchiuse in Subterranean Imprint Archive di Lo‑Def Film Factory (con Francois Knoetze e Amy Louise Wilson). Un archivio digitale di storie ed eventi che ripercorre l’eredità tecnopolitica dell’Africa centrale e meridionale per interrogare i legami tra colonialismo, sfruttamento delle risorse, memoria e infrastrutture tecniche globali.

L’obiettivo dell’esposizione è esplorare, attraverso l’immersione nella realtà virtuale, il rapporto tra territorio, conflitto, memoria e archivio. Investigare come storie individuali e collettive, spesso marginalizzate, possano essere raccontate con linguaggi innovativi capaci di restituire spazi, identità e vissuti. Questa iniziativa si fonda su un’intersezione tra arte contemporanea, tecnologia immersiva e questioni politico-sociali. Da un lato, l’idea di “Archivi anarchici”, richiamati nel titolo, mette in discussione il concetto tradizionale di archivio, proponendo raccolte di materiali in contro tendenza rispetto alle narrazioni dominanti. Si apre così lo spazio a memorie marginali, storie laterali e prospettive spesso rimaste invisibili. Dall’altro, l’uso della VR e dei media immersivi non è un semplice espediente estetico, bensì uno strumento di visibilità e attivismo: dare voce a comunità sotto pressione per restituire al pubblico esperienze di perdita, resilienza e resistenza dando a queste nuova luce e respiro.

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