Kolchoz (in russo колхоз) è il nome delle aziende agricole collettive dell’ex Unione Sovietica. A differenza del sovchoz (un’azienda agricola di diretta proprietà dello Stato), il kolchoz era formalmente una cooperativa gestita dai contadini associati. Si stima che negli anni ’30, al culmine del processo di collettivizzazione forzata, i kolchoz in Unione Sovietica fossero addirittura 250mila.
Eppure, nel recente romanzo dello scrittore francese Emmanuel Carrère questa parola assume tutt’altro significato. L’opera, intitolata per l’appunto Kolchoz, riprende un’espressione utilizzata in famiglia dalla madre dell’autore (“fare kolkhoze”) per indicare il ritrovarsi tutti insieme, madre e figli, radunati nella sua stanza, soprattutto durante i viaggi di lavoro del padre. L’ultima volta che i fratelli Carrère faranno “kolkhoze” sarà al capezzale della madre: l’accademica francese Hélène Carrère d’Encausse. La figura materna e il rapporto della sua famiglia con le proprie origini sono il perno attorno al quale gira tutto il romanzo.
Hélène Carrère d’Encausse è stata una storica francese di fama, grande esperta del mondo russo e sovietico. Fu la prima donna a ricoprire la carica di segretario perpetuo dell’Académie française. La sua morte nel 2023, seguita pochi mesi dopo da quella del marito, Louis Carrère d’Encausse, a detta dell’autore stesso uno dei motori della scrittura che diventa lo strumento per elaborare il lutto. L’opera è un vero e proprio reportage familiare, un omaggio dello scrittore alla sua famiglia, ai riti dell’infanzia, alle proprie origini russe e georgiane ma sopratutto un memoire della figura materna e del legame speciale, a tratti burrascoso, tra i due.
La figura di Hélène emerge come figura inscalfibilee e determinata, quasi algida per alcuni aspetti, la cui vicenda personale si intreccia con la storia collettiva. è il caso delle visite al Cremlino, dell’incontro con Vladimir Putin, della possibilità che le viene riservata di osservare dall’interno le dinamiche della Russia post-sovietica. Ed è proprio qui che il romanzo trascende il semplice affresco familiare, la ricerca genealogica e il reportage diventando una riflessione sull’evoluzione del potere e sulla memoria.
Sono le parole di Emmanuel Macron ad aprire il libro, le riflessioni sulla guerra in Ucraina e le parole di un giovane Putin ad accompagnare il racconto, la storia di Salomé Zourabichvili (cugina dell’autore ed ex presidente della Georgia) a proiettare la storia di una famiglia all’interno della politica europea degli ultimi 50 anni. In mezzo a presidenti, ambasciatori, accademici e letterati ci sono quattro generazioni di umani e donne con le proprie storie, caratteri, pregi, difetti e fragilità. in particolare quelle di Louise ed Hélène il cui matrimonio è immerso in un senso incomprensione e di sospesa malinconia.
Il libro, nonostante alcune critiche, è stato accolto favorevolmente dai media francesi. Il romanzo è disponibile nelle librerie italiane dallo scorso 5 maggio in un’edizione Adelphi.