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Lotta al narcotraffico: lo scontro tra Gustavo Petro e Donald Trump

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L’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca ha segnato un peggioramento nelle relazioni americane con la Colombia. Un’eco dello scontro politico tra i governi dei due paesi è arrivata fino all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Il 23 settembre il Presidente colombiano, Gustavo Petro, durante il suo discorso all’Assemblea, si è scagliato contro l’amministrazione statunitense accusandola di utilizzare la guerra al narcotraffico per ampliare la sua influenza in America Latina. “La politica antidroga non serve a fermare il traffico di cocaina verso gli Stati Uniti, ma a dominare i popoli del sud globale” ha affermato nel suo intervento a New York. Durante l’intervento, Petro ha anche rivendicato gli sforzi del suo governo nella lotta al traffico illegale di cocaina. Nel corso della sua permanenza negli Stati Uniti il presidente colombiano ha anche partecipato a una manifestazione in favore della causa palestinese, promuovendo la creazione di un esercito mondiale per liberare Gaza e invitando i militari americani a disobbedire agli ordini di Trump. Le dichiarazioni non sono state gradite dal governo statunitense che ha annunciato la revoca del visto di Petro per l’ingresso nel paese.

I toni dello scontro si erano già inaspriti quando, lo scorso 15 settembre, l’amministrazione Trump ha rimosso la certificazione di “alleato contro il narcotraffico” alla Colombia. Nella lista dei paesi che non collaborano adeguatamente nel contrasto al commercio illegale di stupefacenti compaiono anche Afghanistan, Bolivia, Cina, Myanmar e Venezuela. Non è la prima volta che gli Stati Uniti squalificano il paese dalla lista degli Stati cooperanti. Era già successo nel 1997 durante la presidenza di Ernesto Samper, accusato di aver finanziato la sua campagna elettorale del ’94 con proventi del traffico illecito di sostanze.

In seguito alla revoca, il Dipartimento di Stato americano sul suo profilo X ha dichiarato: “Sotto la guida fuorviante di Petro, la coltivazione della coca e la produzione di cocaina in Colombia hanno raggiunto livelli storici”. Nella nota pubblicata sul sito del Dipartimento si legge che la Colombia ha “palesemente mancato, nei 12 mesi precedenti, di rispettare gli obblighi assunti in virtù degli accordi internazionali in materia di lotta al narcotraffico”. Il governo di Petro viene accusato inoltre di aver peggiorato la crisi del paese nel tentativo di trovare un accordo con i narcotrafficanti. Sotto attacco è quindi la strategia della Paz Total con cui l’amministrazione colombiana sta tentando di porre fine alle tensioni interne. Alle accuse il Presidente colombiano aveva risposto duramente in un tweet: “La crescita delle coltivazioni di coca è avvenuta durante il governo di Duque”, aggiungendo che “è la politica degli Stati Uniti che ha fallito. Per ridurre la coltivazione della foglia di coca, ciò che serve non è il glifosato lanciato da piccoli aerei, ma una riduzione della domanda di cocaina, fondamentalmente negli Stati Uniti e in Europa.”

Lo scontro tra i due Presidenti al momento si limita però al piano politico. Non sembrano esserci conseguenze concrete della decisione americana: la cooperazione economica e militare nella lotta al narcotraffico continua, i fondi americani destinati alle operazioni antidroga (380 milioni di dollari l’anno) non sono stati ridotti. Nella nota del Dipartimento di Stato americano si legge infatti che l’assistenza degli Stati Uniti alla Colombia è ritenuta “fondamentale per gli interessi nazionali degli Stati Uniti”.

L’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (Unodc) stima che il mercato della cocaina sia quello maggiormente in crescita tra le sostanze illecite. Nel 2023, si è toccato il picco di produzione: 3700 tonnellate, il 34% in più rispetto al 2022. Stando alle stime del World Drug Report 2025, la Colombia è leader mondiale nella coltivazione della pianta della coca con ben 253mila ettari destinati alle piante. I flussi principali di esportazione riguardano attualmente proprio gli Stati Uniti e l’Europea Centrale.

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