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Città, rinascita e riconversione

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Lo stato di abbandono architettonico è spesso associato ai problemi sociali ed economici dei residenti. Il decadimento estetico e funzionale del patrimonio edilizio è fonte di malessere per chi vive e frequenta questi luoghi, e ostacolo ad una vita agevole e serena. Allo stesso tempo il degrado è l’effetto visibile di una ferita urbana più profonda, dimostrazione dell’incapacità dello Stato e degli stessi cittadini di garantire un decoro urbano in ambiti ampi di urbanizzazione.

È auspicabile, per una efficace rigenerazione urbana, che si realizzi la consapevolezza e l’acquisizione di responsabilità condivisa tra i governanti e i singoli cittadini, volta a contrastare il degrado degli spazi pubblici e di quelli privati. Il degrado e l’abbandono urbano agiscono sull’ambiente e sulla qualità della vita dei cittadini, determinando l’accentuazione delle disuguaglianze come conseguenza del un mancato rispetto qualitativo degli standard urbanistici e della cattiva gestione dei servizi pubblici. È ben noto come queste aree non consentono uno sviluppo organico e omogeneo della città e dei suoi servizi, ma rappresentano delle vere e proprie sacche di degrado, e molte volte si configurano come barriere sociali incuneate nei quartieri.

Per un’analisi corretta del problema è necessario tenere in considerazione anche l’aspetto della tutela del territorio, inteso come livello di consumo del suolo e, dunque, di quelle porzioni di città “consumate”, ovvero edificate, ma “non utilizzate”, cioè degradate. L’obiettivo è garantire, attraverso un sistema di bilanciamento complessivo, che ad ogni azione di infrastrutturazione del territorio, realizzata con una nuova copertura artificiale (nuova costruzione), vi corrisponda una azione ri – naturalizzazione del territorio, con la restituzione di un terreno alla natura.

Questo non significa decrescita ma riconversione.

Secondo questa impostazione, alle nuove costruzioni o ricostruzioni deve corrispondere un intervento compensativo per le aree da rigenerare, che si potrebbe concretizzare con la destinazione di una parte degli oneri ad un nuovo fondo dedicato alla demolizione degli edifici nelle aree abbandonate, alla loro riqualificazione mediante la costruzione di nuovi edifici e alla realizzazione di verde pubblico attrezzato. In tal modo ogni nuovo edificio contribuirà alla riqualificazione del patrimonio edilizio dismesso.

Scritto da
Arturo De Vita

Avvocato specializzato in civile, societario e immobiliare, con conoscenze in geopolitica e sicurezza globale.

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