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La ferita che può guarire

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Sono passati 25 anni dalla giornata più tragica per la storia moderna degli Stati Uniti. Alle 8.46 dell’11 Settembre 2001 un aereo di linea della American Airlines 767 lanciato ad oltre 700 km/h dà inizio all’inferno su un pezzo di terra colpendo la torre nord delle Twin Towers di New York, la città più moderna degli Stati Uniti e, quindi del mondo intero all’inizio del nuovo millennio.

Seguirà alle 9.03 un secondo aereo, di colore grigio scuro, che, come uno terrificante messaggero di morte, colpiva la torre sud, fugando, cosi ogni dubbio nei cittadini e a chiunque assistesse impietrito alla scena. Era chiaro, si trattava di un attentato terroristico, studiato nei minimi dettagli, paragonabile ad un film d’azione hollywoodiano.

Sono passati ben 25 anni, abbastanza per razionalizzare, mentre le 2977 vittime decedute nel crollo delle torri gemelle non possono essere dimenticate.

In questi anni, l’attacco è stato vissuto da diverse angolature: dalla guerra dichiarata ad Osama Bin Laden, con annesso conflitto in Afghanistan, alle teorie complottistiche, dalle valutazioni dei tecnici che hanno realizzato le più articolate simulazioni 3D all’incapacità dell’intelligence di prevenire l’evento terroristico.

Una cosa è certa, l’11/9/2001 rappresenta uno dei tre snodi essenziali, dopo la seconda guerra mondiale e la caduta del muro di Berlino, per la storia dell’Occidente moderno. Nessuno poteva immaginare, di certo, che gli Stati Uniti, nel loro “Olimpo dorato” che era il World Trade Centre, ossia uno dei centri nevralgici finanziari dell’epoca, con la più alta concentrazione di personal computer in una stessa costruzione e con 3800 lingotti d’oro e 30000 lingotti d’argento, nel suo caveau, potesse vedere sbriciolarsi i due colossi di oltre 400 metri di altezza in meno di 2 ore.

Alla recente cerimonia di commemorazione dell’11 settembre 2026 a Ground Zero erano presenti il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance, i quattro ex presidenti George W. Bush, Joe Biden, Barack Obama e Bill Clinton e il sindaco di New York, insieme a centinaia di familiari delle vittime e cittadini. Oggi ad amministrare la città c’è Zohran Mamdani, il primo sindaco musulmano della metropoli, segno sicuramente di integrazione e di rinascita per la Grande Mela dopo i tragici avvenimenti accaduti per mano proprio di fondamentalisti islamici.

Rimangono, però, forti resistenze umane che ancora cercano vendetta, soprattutto, in chi non è riuscito a superare quanto sia tragicamente accaduto in quella triste data. Anche la fede ha cercato in questi anni di lenire questa ferita della storia dell’umanità con le visite dell’aprile 2008 di Benedetto XVI e del settembre 2015 di Francesco.

Risuonano ancora attuali le parole pronunciate l’11 settembre 2021 da Papa Francesco: “non neutrali, ma schierati per la Pace”. Il pontefice richiamava alla guarigione perché la morte non può avere l’ultima, inesorabile parola.

Sarebbe bello pensare che Dio, anche in quello scenario apocalittico, agisse per la fraternità universale. Strumenti di questa azione silenziosa posso essere intesi l’assistenza e la cura del frate francescano Mychal Judge, tra i primi a dare soccorso ed il sacrificio dei 343 vigili del fuoco del Fire Department of New York (FDNY) nel disperato tentativo di compiere il loro dovere eroicamente.

Quando l’acciaio incandescente si spense e la nube tossica si dipanò, lasciando la grande ferita di quanto fosse accaduto sette mesi prima, sono comparsi anche segni di pace e perdono. Il 7 marzo 2002, infatti, venne rinvenuto un pezzo fuso di una colonna perimetrale di un grattacielo che aveva incastonato al suo interno una Bibbia. La prima pagina, non bruciata, riportava profeticamente il passo di Matteo 5, 38-39: «Voi avete udito che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente. Ma io vi dico: Non contrastate al malvagio; anzi, se uno ti percuote sulla guancia destra, porgigli anche l’altra…».

Tocca, ora, a noi donne e uomini del nostro tempo, capire che l‘abominio dell’11 Settembre è uno spunto di riflessione, consapevolezza e preghiera per i nostri tempi difficili, una ferita, pertanto, che con la potenza del perdono, può guarire ed evitare altra morte.

 

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