Il sole sta per tramontare sulla prima presidenza di sinistra della storia colombiana. Il mandato dell’attuale presidente, Gustavo Petro, si concluderà quest’estate con il giuramento del vincitore del ballottaggio del prossimo 21 giugno. Gli sfidanti che si affronteranno alle urne sono Iván Cepeda, l’erede naturale di Petro sostenuto dalla coalizione di sinistra Pacto Historico, e Abelardo de la Espriella, avvocato e imprenditore milionario di estrema destra.
In un paese storicamente governato dalla coalizione di destra, l’elezione di Petro a capo del governo nel 2022 segnò di per sé un momento storico. L’arrivo al potere dell’ex sindaco di Bogotà aveva suscitato grandi speranze in un paese segnato dalla frammentazione sociale, da disparità economiche e da una storia di conflitti sanguinosi non del tutto archiviati.
La stessa vicenda personale di Petro incarna molte delle contraddizioni del paese. Economista, senatore e leader della coalizione Pacto Histórico, prima di avventurarsi in politica il presidente è stato un guerrigliero del Movimento 19 aprile (M-19), un gruppo rivoluzionario di sinistra attivo negli anni Settanta e Ottanta. Il gruppo nel 1990 firmò un accordo di pace con il governo e si ritirò dalla lotta armata, entrando nel campo politico con il partito Alleanza Democratica M-19. Ed è proprio nel rapporto con la militanza armata che risiede una delle grandi speranze (e delusioni) che la presidenza Petro ha portato.
L’elezione di un ex combattente aveva fatto ben sperare. Forse, il paese era finalmente pronto ad archiviare decenni di scontri per provare a ritrovare una stabilità guidato da una leadership, sicuramente idealista, ma con un obiettivo nobile. Così non è stato. Diversi sono stati gli episodi in cui i diversi gruppi armati hanno messo in pausa e poi ripreso i negoziati con Bogotà. Uno su tutti, gli scontri tra l’Esercito di Liberazione Nazionale (ELN) e 33esimo Fronte, un rimasuglio delle FARC, lungo il confine venezuelano del gennaio dello scorso anno. A seguito della guerriglia la trattativa con tra l’Eln, una delle milizie più forti e attive, e Bogotà si è arenata. Dietro il fallimento Petro ha lasciato che potesse nascondersi lo zampino del regime dell’ex dittatore venezuelano Nicolás Maduro, la cui vittoria elettorale è stata criticata dal governo colombiano.
Accordi per la smilitarizzazione di alcuni gruppi “minori” sono stati effettivamente raggiunti dal presidente. Nell’aprile del 2025 il governo Petro ha firmato con i Comuneros del Sur, un gruppo armato distaccatosi dall’Eln per avviare le trattative con Bogotà. Oltre alla deposizione delle armi, i guerriglieri hanno restituito oltre 5mila ettari di terreni coltivati illegalmente. L’accordo ha segnato un momento importante per il governo nell’attuazione della “Paz Total”. Gli obiettivi del programma rimangono però molto più ampi e ambiziosi e, alla conclusione di questi quattro anni, molto lontani dal raggiungimento.