Ha appena giurato, eppure “El Tigre” ha già fatto sentire il suo ruggito. Venerdì 7 agosto, a Cali è andato in scena il giuramento del nuovo presidente colombiano, Abelardo de la Espriella, candidato vincitore alle urne per l’estrema destra. Durante lo svolgimento della cerimonia lo sfidante sconfitto, il senatore Iván Cepeda, ha convocato a Barranquilla una mobilitazione pacifica contro il nuovo governo, accusato da più parti e dai suoi avversari di frode elettorale.
La cerimonia presidenziale si è svolta nell’auditorium dell’Università di Santiago di Cali di fronte a parlamentari, esponenti delle istituzioni, imprenditori, celebrità e a rappresentanti delle istituzioni internazionali. La scelta di Cali non è causale: la città è la terza più grande del paese e storicamente legata all’omonimo cartello del narcotraffico. Un messaggio che de la Espella ha voluto lanciare da subito al paese: la lotta al traffico di droghe illegali sarà al centro del suo mandato governativo.
Non solo. In campagna elettorale l’imprenditore ha proposto con forza la “decentralizzazione” dello stato. La scelta di non svolgere la cerimonia nella capitale è stata letta come un segno di voler porsi in continuità con le promesse fatte durante la corsa elettorale. Ma la scelta della location è stata anche interpretata come una provocazione, essendo Cali una delle roccaforti elettorali della sinistra colombiana.Eppure, nonostante il clima teso e gli allarmi per possibili attentati terroristici, il giuramento si è svolto senza intoppi.
Durante il discorso di insediamento, il nuovo capo del governo ha affermato la fine del tempo del dialogo, in riferimento alle politiche di pace promosse dal governo Petro e ha minacciato la chiusura delle istanze sorte dagli Accordi di Pace tra lo Stato e le Farc. Su tutte la Justicia Especial para la Paz (JEP). Alle parole di El Tigre ha risposto il presidente delle JEP, Alejandro Ramelli, ha chiesto al governo di instaurare un rapporto basato sul rispetto istituzionale, sulla separazione dei poteri e sulla garanzia dell’autonomia giudiziaria. L’attuale presidente, già nei mesi passati, aveva messo in discussione il funzionamento e i risultati della JEP.
In un post su X, pubblicato qualche giorno prima del giuramento, de la Espella ha affermato che: “con l’aiuto di Dio, lavoreremo senza sosta per rendere realtà la Patria Miracolo”. E aggiunge che “per costruire una grande Nazione bisogna mettere Dio al centro di ogni decisione”. Il nuovo presidente non si è limitato al post. Ha infatti organizzato un ritiro spirituale a cui hanno partecipato i futuri membri del governo. Un’operazione che ricorda le preghiere nello Studio Ovale del presidente Trump e del suo staff.
Il messaggio lanciato in queste ore dal neo presidente è chiaro: lotta armata al narcotraffico e ai guerriglieri e una visione economica ispirata all’Argetina di Milei. Dopo la Paz Total dell’ex presidente Gustavo Petro, è dunque il momento della Patria Milagro di El Tigre. Una ricetta che unisce uso politico della religione, liberismo economico e attacchi al potere giudiziario, con un “milagro” che non sembra essere altro se non il tentativo di emulare la formula politica di Donald Trump e di fare della Colombia un laboratorio dell’ultra destra.